Anche stamattina
partiamo presto dall'hotel per prendere il trenino di montagna (oggi
niente Shinkanzen!) per spostarci al centro della regione del Kyushio
per andare a visitare la zona vulcanica (Geo Park) del Monte Aso. Il
trenino rosso è inizialmente veloce, ma poi quando si inizia a
salire comincia a fare fatica in alcuni punti procede a zig zag
invertendo la direzione di marcia. Fuori fa freddo e nei posti più
esposti si vedono i prati coperti di brina, con i primi raggi del
sole lo spettacolo è molto fotogenico. La salita che il treno deve
fare è per arrivare al margine delle grande caldera dove si trova la
pianura dell'Aso-Plateau, situata a circa 800m di altitudine. Si
tratta, come dicono le guide, con un diametro di circa 20Km, di una
delle più estese caldere al mondo. All'interno vi sono alcuni fra i
vulcani più attivi del Giappone. L'entrata nella caldera con il
lento trenino in discesa e con la luce fievole del sole è
incantevole. Arriviamo alla stazione di Aso verso le 10.30, giusto in
tempo per sistemarci all'ostello Aso-Base, fare la spesa per uno
spuntino e partire con il primo bus per salire a visitare il vulcano
Aso, la vera attrazzione del posto. Mentre aspettiamo un turista
canadese appena rientrato dell'escursione ci dice che purtroppo non
ha potuto salire fino al cratere del vulcano perché bloccato causa le
esalazioni pericolose del vulcano. Ci dice che però il paesaggio è
tanto bello che vale lo stesso la pena di fare l'escursione. Il
viaggio tutto in salita dura una mezzora e presenta vari bei punti di
osservazione, in particolare a Nadja piace, ma non solo a lei, la
veduta sul quasi perfetto cono del vulcano
Kome-Zuka
che
incontriamo a metà percorso. Arrivati alla stazione finale da
dove già vediamo il fumo uscire dal vulcano e da dove parte la
funivia per View Point del cratere, andiamo subito a vedere come sono
le prospettive per salire in vetta. Con nostra grande sorpresa ecco
l'annuncio che la salita al cratere è stata liberata e che quindi
fra ca. 10 minuti possiamo salire. Oltre alla fortuna del bel tempo
abbiamo anche quella che il vento ha girato direzione rendendo
possibile la visita al punto di osservazione del cratere. Arrivati in
cima, e fatto l'ultimo tratto a piedi, ecco presentarci davanti
l'impressionante bocca aperta del vulcano. Sembra di vedere dentro la
bocca del drago, non si vedono le fiamme, ma il volume di fumo e
vapore che escono continuamente sono notevoli. Il flusso discontinuo
ed il vento rendono lo spettacolo ancora più impressionante.
Inizialmente siamo in pochi, ma poi iniziano ad arrivare le
spedizioni intere di cinesi, coreani tutti a cercare il posto
migliore per farsi fotografare. Dopo la nostra dimostrazione di
pratica vulcanica, facciamo una lunga camminata in quello che viene
chiamato il deserto nero. Una vasta zona dove si deposita la polvere
e altri detriti del vulcano durante la eruzioni. La sabbiolina è
così fine e la caduta così continua che, in questa vasta zona, non
cresce neanche un filo di erba! Solo ai margini e in qualche zona
protetta dal vento, fra il nero della sabbia cresce qualche modesto
arbusto. Fatto questo interessante giro rientriamo alla fermata del
bus che ci riporta al paese di Aso. Qui prendiamo possesso della
nostra camera doppia, mentre Nadja si accontenta di un letto da sola
nel dormitorio femminile. Il posto è nuovo e carino, ma essendo
riscaldato solo con una stufa a legna la temperatura ambiente non è
sempre confortevole. Noi ci riscaldiamo con una buona zuppa cucinata
nella ben attrezzata cucina dell'ostello. Qui conosciamo una coppia
di spagnoli con tre figli ancora giovani che stanno facendo un giro
turistico nella zona. Sono in Giappone da un anno, lui lavora
all'ambasciata spagnola di Tokyo, lei è casalinga e cura i bambini.
I tre sono però molto tranquilli e passano il tempo giocando con
l'i-pod. Lui dice che deve ringraziare molto Steve Jobs per aver
inventato questo mezzo di intrattenimento. Poi vi è anche un marines
americano (Jeff Redding >
http://www.youtube.com/user/jjugglerredding ) di stanza vicino alla
base americana di Sasebo vicino a Nagasaki. Ci stupisce dicendoci di
essere rimasto scioccato visitando il museo dell'atomica a Nagasaki,
ma lavora per l'esercito … ci sembra una grossa contraddizione. Ci
stupisce ulteriormente dicendoci che fra un anno, a 45 anni!!, andrà
in pensione nelle Filippine, dove dice di avere una figlia di madre
filippina. Noi ceniamo con una minestra di pasta arricchita con uovo
e calamari.
giovedì 20 dicembre 2012
19 dicembre 2012, da Fukuoka a Kumamoto
Foto seguono
Anche stamattina,
malgrado splenda presto il sole, è molto freddo, per cui prendiamo la
subway vicino all'albergo e via per la stazione del Shinkanzen di
Hakeda. Qui prendiamo il biglietto del viaggio a Nadja e prenotiamo
per noi i posti con il RailPass, e facciamo ancora in tempo a berci
un caffè e comperare dei panini da consumare in viaggio. Oggi abbiamo
uno degli Shinkanzen più veloci, che in neanche un'ora ci porta a
Kumamoto, la città dell'orso. Difatti Nadja ci spiega che Kuma vuol
dire orso, per cui il simbolo della città è una faccia di orso
bruno con una sorridente espressione. Simpatica specialmente se
rappresentata sui vari dolci molto popolari in tutto il Giappone.
Alla stazione ci informiamo presso l'info center sulle attrazioni che
offre la città. La stazione è situata diversi Km fuori dal centro
per cui dobbiamo prendere un tram che ci porta nei paraggi
dell'albergo. Siamo al APA Hotel, un posto confortevole in stile
western. Da qui partiamo subito a piedi per visitare l'imponente
castello, uno dei più maestosi di tutto il Giappone. Anche qui il
freddo si fa sentire per cui cerchiamo ogni tanto riparo in quelle
poche sale riscaldate all'interno del complesso del castello. In
posto comprende un grande parco che percorriamo sotto il sole per
riscaldarci un po'. Poi ci spostiamo in tram dall'altro lato della
città per visitare il parco Suizenji-Jojuen. Non molto grande ma con
un bel lago contornato da collinette che rappresentano dei crateri di
vulcani, sarà per mostrare la particolarita geologica della
regione, con la presenza di vari vulcani attivi. Ceniamo poi in un
ristorante con specialità locali a base di noodels, pesce varie
verdure locali, fra cui la patata dolce, che qui usano anche per fare
una specie di bevanda alcoolica simile al sakè.
18 dicembre 2012, a Nagasaki e ritorno a Fukuoka
Foto seguon
Oggi dedichiamo
l'intera giornata alla visita di Nagasaki, altra città giapponese
vittima del tragico passato nucleare. Noi la raggiungiamo con il treno
regolare in un comodo viaggio di 2 ore. Questa non è una linea
Shinkanzen, ma il paesaggio che attraversiamo con montagne, coste e
isole è veramente stupendo. La temperatura è abbastanza fredda
anche se a tratti splende il sole. Arrivati alla stazione prendiamo
un Nagasaki-Pass per viaggiare con tutti i mezzi pubblici. Con il
tram facciamo un giro della parte sud per poi andare a pranzare in un
ristorante di Chinatown. Poi dopo aver visitato il Gloven Garden con
vista sul mare dedichiamo il resto della giornata al museo e ai
ricordi della seconda esplosione atomica. Qui a Nagasaki è stato
perpretato, a mio avviso, un crimine contro l'umanità, dato che
questa tragedia poteva essere veramente evitata! Non vi erano motivi,
a parte quelli strategici militari, per impiegare, tre giorni dopo
Hiroshima una simile arma di distruzione di massa. Il Giappone era
distrutto e stava per capitolare, la Russia era entrata in guerra
contro il Giappone per poter partecipare alla spartizione del
“bottino di guerra”. Personalmente non vedo nessun motivo valido
per giustificare il sacrificio di ancora 100'000 esseri umani, dopo
la già tremenda tragedia di tre giorni prima a Hiroshima. Gli unici
motivi che posso immaginarmi erano quelli di umiliare il Giappone e
di avvertire i Sovietici della predominanza americana. La stessa
strategia e attitudine che fu poi continuata con la guerra di Corea e
la guerra fredda. Ci vollero poi due generazioni per capire che
questa stategia non aveva senso e poteva portare solo verso il peggio
del peggio! I vari trattati di non proliferazione e gli accordi di
smantellamento di una parte degli arsenali accumulati sono un buon
segno ma non basta. Come è mostrato bene nel museo della pace di
Nagasaki, quello delle armi atomiche non è un pericolo scampato,
sono ancora ca. 20'000 le testate nucleari (alcune 1'000 volte più
potenti di quelle di Nagasaki) stazionate nei vari arsenali atomici.
Lo smantellamento di questi ordigni è attualmente uno dei maggiori
problemi con cui si trova confrontata l'umanità intera. Terminata
la visita del museo facciamo un giro sulla grande piazza dedicata
alla pace nel mondo, con innumerevoli statue dedicate alla pace
donate da città, nazioni e da singoli artisti. Poi all'imbrunir
arriva per noi l'ora di prendere il tram, ritornare alla stazione e
rientrare con il treno a Fukuoka. Anche oggi le temperature,
malgrado il sole, sono state invernali. A Fukuoka ritroviamo Nadja
all'hotel e con lei usciamo per fare un giro notturno e cenare nei
pressi dell'albergo. Qui stasera fa molto freddo e tira un vento
gelido, per cui rientriamo subito a prepararci per la partenza di domani.
16 dicembre 2012, da Hiroshima a Fukuoka
Foto seguono
Ci alziamo presto per fare colazione con quanto comperato ieri sera e
prepararci per la partenza. Prima di partire per la prossima
destiazione di Fukuoka, da solo vado a fare una visita mattutina
all'isola di Miyajima, Maggie rinuncia per non
stancare troppo la spalla dolorante. Questa isola è una delle maggiore e più
fotografate attrazioni turistiche dell'intero Giappone per il toori
(porta rossa) sull'acqua del mare. Il primo tratto di ca. 20' è in
treno poi con un traghetto, in ca. 15' si raggiunge il porto
dell'isola. Da qui a piedi in un'ora si possono vedere e visitare
tutte le attrazioni turistiche. Io arrivo abbastanza presto per cui
i turisti sono ancora pochi, ma quando rientro devo già cercare un
passaggio fra i vari gruppi di visitatori. Lo spettacolo con la
“porta rossa” ed il contrasto dell cielo e del mare blu è
bellissimo. Con il sorgere del sole dietro l'isola e il tempio in
primo piano creano un aspetto
fotografico particolare. Mi diverto a scattare foto da ogni
angolazione e con ogni soggetto in primo piano possibile. Poi il
rientro all'ostello a prendere i bagagli, e con Maggie che si è un
po ripresa al caldo dell'ostello, partiamo a piedi per la vicina
stazione a prendere lo Shinkanzen per destinazione Fukuoka. Sul
percorso del paesaggio c'è poco da vedere dato che la linea del
Shinkansen è quasi sempre nei tunnel. Stranamente l'accellerazione
del Shinkanzen mi fa spegnere il Laptop mentre stiamo viaggiando! La
citta, nostra destinazione odierna si chiama Fukuoka, mala la stazione
dove arriveremo si chiama Hakata, per cui a volte vi è un po di
confusione. Qui abbiamo l'appuntamento con Nadja al Guesthouse Spirit
of Aloha prenotato anticipatamente via internet. Arrivati li dopo una
laboriosa ricerca con cartine con le strade scritte solo in
giapponese, invece di Nadja troviamo un biglietto che ci dice di
chiamarla perché lei ci aspetta in un Starbucks delle vicinanze. Il
posto non ci ispira molto e anche l'impressione igienica, vedendo la
cucina e l'ambiente attorno non corrisponde agli standard visti
finora in Giappone. Quando arriva Nadja e ci conferma le nostre prime
impressioni, cerchiamo di trattare con il gerente e via telefono il
proprietario su cosa fare per annullare la prenotazione. Noi
proponiamo di rimanere e pagare una notte, mentre loro insistono per
farsi pagare anche la metà del giorno seguente. In fiine vista la
poca loro flessibilità e resoci conto che noi con la riservazione
avremmo perso solo il 10% (neanche 15 Fr,) decidiamo di salutarli e
andare a cercare un'altro posto. A poca distanza troviamo un hotel
della serie Mystays per stare la prima notte. Poi tramite internet
troveremo un'altro posto a poca distanza per un prezzo molto più
conveniente per le due notti successive. La sera facciamo con Nadja un
giro a piedi della zona costeggiando il fiume con le intense
illuminazioni commerciali-natalizie per poi finire in un ristorane
con che propone specialità Rahmen (una specie di zuppa con carne di
maiale, verdure e le grosse noodels di riso. Per i carnivori niente
male ma riuscire ad arrangiare un menù vegetariano per Maggie in un
ristorante che serve solo carne è stata una grande sfida!! Per
fortuna Nadja ci ha aiutato a spiegare le nostre particolari esigenze
al cuoco giapponese, che con grande piacere ha fatto una eccezione
culinaria.
sabato 15 dicembre 2012
15 dicembre 2012, da Kyoto a Hiroshima
Foto seguono
Maggie continua
ad avere dolori alla spalla. Dopo colazione al nostro ostello
facciamo una sfacchinata con i bagagli per prendere il Shinkanzen per
Hiroshima. Nessun problema a riservare il posto, trovare il binario,
e salire sul Sakura 551, ora
con il nostro RailPass siamo diventati anche esperti Shinkanzen!
Arriviamo a Hiroshima prima di mezzogiono e andiamo subito
all'ostello, il l'accogliente ed economico Hana Guesthouse, dove
re-incontriamo la polacca che avevamo conosciuto a Kyoto. Per pranzo
proviamo in un caratteristico locale sopra la stazione il piatto
tipico di Hiroscima: gli okonomiaki, un misto di verdura con carne o
frutti di mare fatti scaldare su una piastra fino a farli diventare
parzialmente croccanti, una specie di röschti con verdura, carne o
frutti di mare. Ottimi e a costi modici, sarà per questo che si
chiamano così?! Poi con il tram andiamo a visitare la zona storica
dedicata al ricordo dell'esplosione atomica. Hiroschima, è la città
del tragico passato essendo stata scelta dagli americani come
bersaglio per l'impiego della prima bomba atomica fatta esplodere su
un obiettivo civile. Il fatidico 6 agosto del 1945, quando alle 8.15,
la bomba fu fatta scoppiare a ca. 600m sopra il centro della città,
che a quel momento aveva ca. 350'000 abitanti. Morirono a causa delle
conseguenze dirette dell'esplosione ca. 150'000 persone, altri
100'000 morirono in seguito per le conseguenze delle radiazioni
atomiche. Le cifre sono stimate non essendo stato possibile avere
dei riferimenti certi sull'immane tragedia. Inoltre i giapponesi per
pudore, e gli alleati per un certo segno di vergogna cercarono a
lungo sminuire gli effetti dell'immane tragedia umana. Si può dire
che fu questo il primo impiego di armi di distruzione di massa della
storia umana. Confesso che davanti a certe immagini, in particolare le
due foto aeree che mostrano il centro di Hiroshima, prima e dopo
l'esplosione, ho dovuto asciugarmi le lagrime. Non riesco a capire
perché la coscienza umana non abbia potuto evitare un simile
tragedia. Solo la perversa logica di strategia militare, con tutte le
possibili attenuanti, può giustificare l'impiego di un ordigno di
tale portata. Mi è inconcepibile il fatto che sia stato ignorato dai
politici e dai militari l'appello degli scienziati (vedi in
particolare Einstein, Szilard, Fermi e Oppenheimer) che avevano
partecipato alla concezione e costruzione della bomba atomica, a non
impiegarla su obiettivi civili. Ma oramai gli alti ranghi
dell'esercito americano avevano deciso, mancava solo la
determinazione della città bersaglio. Hiroshima fu scelta perché
aveva delle importanti industrie militari e perché, sembra, non vi
erano campi con prigionieri alleati. Immaginarsi cosa sia accaduto in
quei pochi secondi dopo l'esplosione e qualcosa di terribile, ma
ancora più terribile è immaginarsi le sofferenze per le conseguenze
causate dalle radiazioni. Ancora oggi vi sono in Giappne numerosi
ospedali predisposti e specializzati a curare le malattie causate
dalle radiazioni nucleari. Un particolare che non conoscevo al
riguardo di Hiroshima, che viene qui ricordato con un monumento, è
che molte vittime erano coreane, pare addirittura 30'000. Infatti
nelle fabbriche giapponesi vi erano molti lavoratori forzati coreani,
cinesi e di altri paesi asiatici. Siamo poi usciti molto rattristati
da questo museo simbolicamente dedicato alla pace, quasi per dar
segno alla tristezza appena fuori ha iniziato a piovere. Ritorniamo
poi, dopo aver scattato le ultime foto all'imbrunire, in tram al
nostro ostello. Ceniamo poi all'ostello con quanto comperato nel
negozio accanto.
13 -14 dicembre 2012, a Kyoto e Nara
Foto seguono
La prima mattina
a Kyoto ci saluta con un tempo bellissimo, ancora un po freddino ma
con il sole ed il cielo sereno. Noi iniziamo con la colazione
all'ostello, con i toast e la marmellata comperata ieri. Poi via per
visitare le attrazioni di Kyoto indicateci da Nadja. Qui i templi
ed i posti interessanti sono talmente tanti che bisogna fare
assolutamente una selezione. Noi iniziamo da sud con il Fushimi
Shrine, il tempio noto per le moltissime porte rosse allineate per
creare dei lunghi tunnel. Il contrasto coni colori della vegetazione
invernale sono fantastici e permettono di scattare delle foto molto
suggestive.Noi giriamo per ore quasi come incantati in questo
labirinto di ponti e templi. Poi torniamo in tram verso il quartiere
di Gion, conosciuto per il quartiere delle Geishe … e dei negozi per
i turisti! Dopo la vista del tempio con relativi sottotempli,
ammiriamo la città dall'alto con il sole che tramonta e decidiamo di
scendere a piedi verso il nostro ostello. Sul percorso ci imbattiamo
in un enorme cimitero giapponese. A parte la dimensione è
impressionante l'ordine e la la regolarità di come sono disposte le
tombe. La sera al rientro ci concediamo una cena in “stile
italiano” con spaghetti al pomodoro e tonno, accompagnato da un
vino cileno. Eccellenti i nostri primi spaghetti di tutto il viaggio
finora!
Il secondo giorno
lo dedichiamo alla visita di Nara, città nota per essere stata la
prima capitale del Giappone e per ospitare la statua del Budda più
grande del Giappone. Percorriamo in treno i 40km di distanza da Kyoto
e arrivati a Nara ci facciamo consigliare dalla gentile signora
dell'info center che ci indica un percorso ideale per il tempo che
disponiamo. Dopo una prima tratta i bus iniziamo con la visita di un
“japanes garden” con tanto di Tea House e vari ponticelli e
persino un prato di muschio.Poi via per il tempio con il grande
Budda, ma mentre camminiamo veniamo seguiti da numerosi caprioli che
qui sono in giro liberi … per farsi alimentare dai turisti. Ve ne
sono talmente tanti che danno quasi fastidio.Mentre cerchiamo di
mangiare un panino ci troviamo circondati da 4 caprioli che
vorrebbero partecipare al nostro spuntino, poi non ricevendo niente
uno mi prende un prospetto dal sacco e inizia a degustarlo ..
trovandolo però disgustoso lo abbandona subito. Il grande Budda,
ricoperto d'oro, del tempio Todai-ji è veramente notevole, cosi come
le due altre figure protettive ai lati del Budda. Con i suoi 17m di
altezza e situata all'interno del tempio, è talmente grande che
non si sa come fotografarla. Usciti poi come incantati da tanto
splendore facciamo visita ad altri templi minori prima di
riprendere il treno per rientrare a Kyoto; dove intendiamo terminare
con la visita del padiglione d'oro a Kinkaku-ji il famoso "golden pavilion". Intanto si intensfcano i
dolori alla spalla per Maggie che deve interrompere il giro e
ripararsi al caldo. Ritorniamo all'ostello in bus per prepararci la cena a
base di minestra di noodlels e uova, per riscaldarci dalla fredda
giornata.
mercoledì 12 dicembre 2012
11 dicembre 2012, da Tokyo a Hakona > Fujiama
Foto seguono!
Stamattina, dopo
una settimana lasciamo Tokyo definivamente Tokyo per la prima tappa
verso sud. Per cercare di evitare di imbatterci nell'orario di punta
della subway con i nostri ingombranti bagagli, partiamo con comodo
facendo l'ultima colazione al ristorante ChocoCro vicino al nostro
alloggio. Non riusciamo però completamente nell'intento, per
cui ci troviamo a battagliare per il posto nella sovraffollata Subway
da Kameido fino alla stazione centrale di Tokyo. In breve tempo e
senza problemi inizializziamo il nostro Japan Rail Pass (JRP). Fatta
poi la prenotazione del posto prendiamo lo Shinkanzen
Kodama 643 che in 1.5 ore ci porta fino a Odawara. Da qui,
dopo aver preso il conveniente “Hakone Pass” che ci permette di
usare tutti mezzi di trasporto della regione per due giorni per soli
20 Fr, procediamo in bus fino a Tonazawa, dove facciamo il check-in
all'hotel “Quatre Saison” prenotato via internet i giorno prima.
Poi partiamo con il trenino rosso per la prima tappa del percorso
fino al villaggio di montagna di Gora, tanto che qui troviamo il Sant
Moritz Caffe e addirittura la pubblicità dell'ene turistico
svizzero. Un'abbinamento abbastanza kitch! Noi facciamo un
piccolo rifornimento di viveri per poi continuare con, prima una
funivia che ci porta in cima alla montagna che sovrasta Gora e poi
con un'altra in discesa fino al lago Ashino-ko, da dove con un
battello arriviamo all'altro all'altro capo del lago. Dal punto più
alto dell'escursione, sul monte Soun-zan (1'150m/sldm) abbiamo la
prima fantastica vista sul Fujiama e verso il lago sottostante. Qui
facciamo un giro ammirando il paesaggio e il cratere di un vulcano
ancora attivo. Per riscaldarci dal freddo e dal vento pungente
comperiamo delle patate dolci riscaldate alla griglia. Vedendo il
tipo, poco giapponese e scuro di pelle, gli chiede di dove è; mi
risponde sorridendo dalle Maledive. Gli chiedo: ma cosa fai con qui
con questo freddo? Guadagno qualche yen e imparo il giapponese, è
la sua risposta. Intanto mentre discendiamo verso il lago il Fuji
comincia a incapucciarsi di nubi fino a sparire del tutto. Ritornati
aa terra dopo la crociera turistica di ca. 40' cerchiamo inutilmente
un caffè per riscaldarci, ma tutti ristoranti della zona sono
stranamente chiusi. Prendiamo allora il bus per rientrare al nostro
Hotel a Tonozawa. Qui siamo in un canyon stretto senza grande vista,
ma in compenso nell'albergo abbiamo un Onsen (Bagno termale) che
possiamo usare a volontà. Sfruttiamo quindi l'occasione per
riscaldarci e riprenderci delle fatiche della intensa giornata.
Intanto Maggie comincia a lamentare un dolore alla spalla destra.
Spero che il bagno gli abbia fatto bene! Per la cena, dato che non
avevamo prenotato, dobbiamo andare nel vicino bar dove gentilmente ci
servono delle ottime omelette giapponesi.
10 dicembre 2012, visita di Nikko e ritorno a Tokyo
Foto seguono!
Oggi partiamo
presto per andare alla stazione centrale di Tokyo, registrare il
Japan Rail Pass e prendere il nostro primo Shinkanzen (il “treno
pallottola” giapponese) per Utsonomya, da dove dovremo prendere un
trenino locale per arrivare a Nikko. Alla partenza da Tokyo la
giornata si annuncia splendida, seppur fredda, ma appena ci spostiamo
verso il nord, appaiono verso le montagne ,sempre di più di nuvoloni
neri. Viaggiare a 300km all'ora con i Shinkanzen è un'esperienza
unica, tutto sembra più simile al volare che al viaggiare in treno.
Manca solo il decollo e l'atterraggio, ma l'ccellerazione non è di
poco conto! Sul percorso con il trenino per Nikko vediamo come la
campagna diventa sempre più bianca dal gelo e poi ad un tratto inizia
a nevicare. A Nikko troviamo un paesaggio da incanto, con almeno
10cm di neve fresca. Per riscaldarci ci fermiamo abere un caldo e
caro caffè davanti alla stazione per poi continuare, calpestando per
un Km la neve fresca, fino al visitor center di Nikko. Qui un gentile
addetto dell'infocenter ci spiega per bene cosa possiamo vedere e ci
consiglia il percorso da fare per vedere quanto possibile nel tempo
limitato che abbiamo a disposizione. Intanto continua a nevicare e lo
spettacolo, con i templi in rosso e oro, con la neve appaiono quasi
surreali e sembra di essere in un paesaggio incantato .. manca solo
la fata turchina con la bacchetta magica!! Oggi con la neve abbiamo
poi anche il vantaggio che i turisti sono pochi. Visitiamo uno dopo
l'altro i vari complessi di templi e scrigni buddisti di: Shinn-kyo,
Rinno-ji, Tosho-gü e di Futarasan-jinja. La zona di Nikko è stata
scelta dal monaco buddista Shodo Shonin Attorno al 700 quale monastero
e centro religioso. portando il suo orientamento religioso in
Giappone. Finito infreddoliti il giro consigliato andiamo a
riscaldarci con una zuppa nel primo ristorante che troviamo. Intanto
fuori ha smesso di nevicare e ogni tanto appare qualche timida
occhiata di sole rendendo il paesaggio ancora più incantevole .
All'uscita del paese troviamo un bar-ristorantino dove il gentile
proprietario ci serve un ottimo thè giapponese e un eccellente drink
caldo allo zenzero .. caldo e piccante riscalda il doppio! Nel
viaggio di rientro a Tokyo ritroviamo il bel tempo e malgrado i
300K/h dello Shinkanzen riesco a fotografare il tramonto con sullo
sfondo il cono vulcanico del monte Fuji. Ricorderemo questa
escursione per l'incantevole e pittoresco paesaggio con i templi
coperti con una delicata coltre di neve.
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